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Cisternoni di Albano

I Cisternoni di Albano – Albano Sotterranea

I Cisternoni di Albano 
 
 I Cisternoni di Albano – Il territorio dei colli albani e di Albano in particolare risulta abitato fin dal paleolitico medio, con indizi che fanno pensare anche ad insediamenti precedenti (200.000 – 300.000 anni). Durante l’età del ferro nell’area sorse la mitica città di Albalonga, probabilmente un grosso agglomerato di villaggi sul ciglio del lago di Albano, distrutta successivamente dai romani, al tempo del re Tullo Ostilio.Dopo la conquista il territorio rimase a lungo semideserto poi, in età medio-repubblicana, cominciarono a fiorire lungo l’asse dell’Appia Antica e sulle rive del lago numerose ville di grandi personaggi della Roma antica (tendenza tutt’oggi rimasta immutata!). L’assetto definitivo di Albano si ebbe nel II° secolo d.C. con la costruzione dell’accampamento della II^ Legione Partica, dislocata dall’imperatore Settimio Severo, e che qui rimase fino al tempo di Gallieno (259-269). Tra le varie cisterne d’acqua che furono costruite dagli antichi romani per il rifornimento idrico sia di ville private che di ville imperiali o per assicurare i servizi idrici dell’accampamento della Legione Partica, “I Cisternoni ” è conosciuta in tutto il mondo non solo per la sua grandiosità ma anche per il fatto che è l’unica nell’orbe romano che ancora funzioni perfettamente, con l’alimentazione di un acquedotto pure esso antico ed ancora funzionante.

I Cisternoni rappresentano il più grande serbatoio d’acqua a disposizione dell’accampamento della Legione. La sua posizione nella parte più alta dell’accampamento permetteva una facile distribuzione delle acque per caduta naturale. L’alimentazione della cisterna era assicurata da due acquedotti: il più antico, quello delle ‘cento bocche’, si immetteva al centro della cisterna e l’altro, successivo, sboccava in fondo alla prima navata. I ‘Cisternoni’ hanno una pianta pressochè rettangolare con una superfice di mq. 1436,50 e possono contenere ben 10.132 metri cubi di acqua. I lati lunghi misurano m 47,90 e m 45,50, mentre quelli corti m 29,62 e m 31,90.

La cisterna fu scavata da principio parzialmente in un banco di peperino per la profondità di 3 o 4 metri e, successivamente, vennero innalzate in muratura i 36 pilastri che dividono la costruzione in 5 grosse navate, in senso longitudinale, e sorreggono, con archi di congiunzione in mattoni bipedali, la volta a botte. Le pareti della cisterna sono fatte con una tecnica che denota quella fretta e quella certa trascuratezza comune a tutte le costruzioni del periodo della Legione Partica; infatti in una stessa parete si possono notare tecniche diverse usate indifferentemente come un rozzo reticolato con ricorsi in laterizio, tufelli in peperino o una cortina di mattoncini rossastri.

E’ evidente, come indicò il Lugli, che oltre a quanto detto circa la tecnica, la grande conserva d’acqua è intimamente collegata alla costruzione dell’accampamento e quindi si può ben datare agli inizi del III° sec. d.C.

I due delfini in peperino ivi rinvenuti nel 1884 e la sfinge con sifone interno rinvenuta verso il 1830 facevano parte probabilmente della decorazione della facciata del monumentale cisternone. L’accesso alla cisterna è rimasto come in antico: vi si accede dal primo dei 5 grossi finestroni, oggi rimpiccioliti forse per ragioni di sicurezza, con una scala di 31 gradini sostenuta da due arcate addossate alla parete sinistra; di qui in rare occasioni si può scendere sul fondo della cisterna ove si rimane sbigottiti e stupiti dalla proporzioni gigantesche della costruzione e dallo scrosciare cupo delle acque che rimbomba e si moltiplica attraverso la selva dei pilastri e delle volte.

Da ‘Albano Laziale’ di P. Chiarucci – Museo Civico di Albano, 1988

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festival delle lanterne

IL Cielo a Colori – 1° Festival delle Lanterne Colorate

IL CIELO A COLORI –  1° Primo festival delle Lanterne a Colorate
 
Roma – Ne siamo circondati, invasi, sommersi. Non c’è cosa tangibile o no che non ne sia portatrice. Nella migliore delle ipotesi il minimo quantitativo a cui si riduce la possibilità di averne è uno. Il Colore. Eppure nessuno  di noi (forse qualcuno, chi lo sa) si è mai interrogato sulla natura del colore, o dei colori, sulla onnipresenza che questa categoria astratta (ma non troppo) che pervade la nostra esistenza e la realtà, non sia  addirittura la realtà stessa.
Non ci pensiamo perché forse un mondo senza colori sarebbe per noi inimmaginabile. Un mondo in bianco e nero che però troppo spesso, considerata la possibilità  metaforica che l’espressione ci concede, smette di essere “a colori” e implode in un deserto a tinta unita, grigio o peggio, nero.
Dalla necessità di vivere “in un mondo a colori” nasce l’iniziativa “Il Cielo a Colori  – 1° Festival delle Lanterne Colorate”. Iniziativa ideata e organizzata da Glorie e Misteri di Roma, realtà capitolina che organizza visite guidate   e promuove attività culturali. “Dare colore”, questo è l’auspicio degli organizzatori che vogliono reagire all’annosa stasi politica, economica e lavorativa che  da tempo tiene i romani bloccati nel grigiore dell’incertezza. La lanterna è l’oggetto simbolo scelto per lo svolgimento della serata. L’evento vedrà i partecipanti dare luogo ad una imponente ascesa   di lanterne colorate, accese all’unisono dai partecipanti e lasciate volare nei cieli della capitale creando così un effetto coloratissimo e suggestivo. Un gesto piccolo ma che può dare vigore a chi lo compie e soprattutto può far uscire, seppur nei limiti di un gesto semplice, dalla marchiana passività distruttrice. L’evento ìnoltre, avrà scopo solidale nei confronti di persone disagiate, infatti parte degli incassi saranno devoluti all’ Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Le lanterne verranno distribuite ai partecipanti durante lo svolgimento dell’evento. Orario,  luogo dell’evento e modalità di partecipazione  saranno comunicati nei prossimi giorni sul sito di Glorie e Misteri di Roma e sulla rispettiva pagina Facebook . Si pensa comunque che si terrà  al Circo Massimo e che  sarà anticipato da una visita guidata che verterà appunto sulla storia del Circo Massimo.
Nel frattempo non ci resta che aspettare e sperare che il cielo si sempre più blu. O forse a colori.
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