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miopia

Come curavano la miopia gli Antichi? Egizi, greci e romani

Roma – Come curavano la miopia gli Antichi?Il fatto che il termine “miopia“ derivi dal greco “myopos”, ovvero “colui che chiude gli occhi“, in riferimento all’abitudine tipica di chi ne è affetto di strizzare le palpebre nel tentativo di vedere un po’ meglio, attesta quanto diffusa fosse, anche nell’antichità, questa patologia oculare, che consiste essenzialmente nella difficoltà di mettere a fuoco oggetti lontani.

Oggi possiamo solo immaginare quanto dovesse essere difficile la vita dei miopi nel passato, visto che questo comune difetto della vista non veniva affatto curato: Egizi, Greci e Romani, per quanto evoluti e in grado di compiere operazioni agli occhi di una certa complessità, ad esempio per rimuovere la cataratta, come attestano alcune fonti in nostro possesso,  nulla potevano per la miopia e neppure per la presbiopia, la cattiva visione da vicino.

Le prime lenti correttive iniziarono a fare la loro comparsa solo in pieno Medioevo, precisamente all’inizio del 1300, in Italia, ma solo per i presbiti.

I miopi dovettero aspettare ancora più di un secolo per avere la possibilità di correggere il proprio disturbo, allorché finalmente, nel 1450, il cardinale ed intellettuale tedesco Niccolò Cusano (1401-1464) inventò le lenti concave.

Tra i primi fruitori ed estimatori della miracolosa scoperta ci fu Papa Leone X, fortemente miope come la maggior parte dei membri della famiglia alla quale apparteneva, i Medici. (Foto da: www.mda-arte.blogspot.com)

Fonte: Pillole di Storia

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Roma, riaffiora a Trastevere la necropoli degli Ebrei: spuntano 38 tombe

Roma, riaffiora a Trastevere la necropoli degli Ebrei: spuntano 38 tombe

Uno scavo arrivato ad una profondità di otto metri dal livello stradale, e una storia inedita che si riscrive strato dopo strato. Trastevere si racconta nella vertigine di un viaggio a ritroso nel tempo, che intercetta capitoli di un Medioevo noto solo sulle carte d’archivio, per toccare l’epopea imperiale di Settimio Severo, fino ad ora evocata solo dalle fonti. Siamo a via delle Mura Portuensi, nel cantiere monumentale di Palazzo Leonori per la ristrutturazione della nuova sede delle Assicurazioni di Roma. È qui che…
per leggere tutto l’articolo, clicca qui:
#necropoli #trastevere
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antica spezieria

Antica Spezieria Santa Maria della Scala

Antica Spezieria Santa Maria della Scala
 

Istituita nella seconda metà del Cinquecento, e una delle più antiche di Roma, la spezieria di Santa Maria della Scala era il luogo dove i romani si recavano per trovare rimedi alle proprie malattie anche se in origine l’uso era riservato, secondo la regola dell’ordine, ai soli fraticarmelitani scalzi che la gestivano; aperta al pubblico alla fine del Seicento ha continuato ininterrottamente ha elaborare i prodotti galenici fino al 1954, quando i carmelitani scalzi, studiosi di chimica e ricercatori scientifici, abbandonarono la produzione dei loro preparati che realizzavano coltivando le spezie nei giardini del convento. Attualmente è stata riaperta al pubblico.[1]

spezieria

Lo studio dei frati sulle spezie arrivò a tale fama che, come rilevabile da un dipinto nell’atrio della farmacia in cui è rappresentato “fra Basilio della Concezione (1727-1804) che impartisce lezioni ad un gruppo di discepoli”, fu aperta una scuola per tutti, frati e laici; parimenti la spezieria acquisì notevole prestigio tanto da divenire la “farmacia dei Papi” che, beneficiando dei suoi preparati sin dal tempo di Pio VIII, le concessero privilegi purché, come ebbe a stabilire Gregorio XVI, i “capi-speziali si munissero dell’alta matricola, i giovani e i subalterni della bassa”.[1]

Una delle pozioni preparate dalla spezieria era la theriaca preparata fino alla metà del secolo scorso. Tra gli altri rimedi della spezieria vi è l’Acqua della Scala, una lavanda antinevralgica usata per le malattie delle prime vie respiratorie, i dolori reumatici e le allergie, l’acqua di melissa, usata come calmante, e l’acqua della Samaritana, un arcaico disinfettante.[1]

Gli ambienti della spezieria sono invariati dal 1700 e così articolati:[1]

Sala delle vendite

In questa sala vi sono scaffali lignei ove sono ancora custoditi gli attrezzi originari, tra l’altro: vasi, rocchetti, torrette di distillazione ed alcune boccette che contengono la teriaca (o, secondo altre fonti, theriaca). Il soffitto è ricoperto di tendaggi dipinti e dorati. Su uno degli scaffali vi è un ritratto di santa Teresa d’Ávila.

Una sala dietro il bancone di vendita

In questa sala si custodivano delle sostanze elementari in alcune scatole in legno di sandalo che non venivano attaccate dai tarli. Sulle ante degli armadi sono dipinti alcuni medici famosi dell’antichità tra cui Ippocrate, Galeno e Avicenna.

Il laboratorio

Nel laboratorio erano preparati i distillati per le medicazioni.

Una stanzetta presso il laboratorio

In questa stanzetta è una sterilizzatrice e un attrezzo atto a trasformare i medicamenti in pillole.

Se volete visitare la Spezieria cliccate qui

 fonte: wikipedia
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galleria borghese

Galleria Borghese – Ingresso gratuito con prenotazione Obbligatoria

Domenica 5 Marzo 2017 Ingresso gratuito alla Galleria Borghese

Galleria Borghese ingresso gratuito (2 euro obbligatorie per la prenotazione) la prima domenica del mese. La Galleria è probabilmente  unica al mondo per il numero e l’importanza delle opere custodite al suo interno – dalle sculture del Bernini  alle  tele del Caravaggio, Tiziano e Jacopo Zucchi

bernini, ratto di proserpina

Ratto di Proserpina – Bernini

gallleria borghee

Galleria Borghese

All’interno del Museo è obbligatorio depositare tutte le borse, ombrelli, macchine fotografiche o altri oggetti ingombranti al guardaroba ed è assolutamente vietato tenere accesi i telefoni cellulari. A questo fine è utile consigliare ai visitatori di recarsi al Museo almeno 20-30 minuti prima della visita per evitare di ritardare l’ingresso a causa delle file al guardaroba. Non  è possibile lasciare al guardaroba valigie, trolley, giacche o cappotti. E’ vietato l’ingresso di animali così come fare fotografie.

 

La Galleria  conserva sculture, bassorilievi e mosaici antichi, nonché dipinti e sculture dal XV al XVIII secolo.

Costituita inizialmente dal cardinale Scipione Borghese all’inizio del XVII secolo, conserva capolavori di Antonello da Messina, Giovanni Bellini, Raffaello, Tiziano, Correggio, Caravaggio e magnifiche sculture di Gian Lorenzo Bernini e del Canova. Il nocciolo più significativo  delle sculture e delle pitture nella Galleria Borghese risale al collezionismo del cardinale Scipione (1579-1633), figlio di Ortensia Borghese, sorella del Papa Paolo V, e di Francesco Caffarelli.

Nel 1807 Camillo Borghese vende a Napoleone 154 statue, 160 busti, 170 bassorilievi, 30 colonne e vari vasi che costituiscono il fondo Borghese del Louvre. Ma già nel terzo decennio dell’Ottocento le gravi lacune sembrano colmate con nuovi materiali provenienti da recenti scavi archeologici e con opere recuperate dalle cantine e da varie altre dimore borghesiane. La collezione dei dipinti del cardinal nepote era notevole, e già nel 1613 poeticamente descritta da Scipione Francucci.

Nel 1607 il Papa aveva fatto assegnare a Scipione 107 dipinti confiscati al pittore Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino. Dell’anno successivo fu l’asportazione clandestina dalla cappella Baglioni nella chiesa di S.Francesco a Perugia e il trasporto a Roma della Deposizione di Raffaello, assegnata al cardinale Scipione con motu proprio papale.

Nel 1682 confluisce parte dell’eredità di Olimpia Aldobrandini, che includeva opere della collezione del cardinale Salviati e di Lucrezia d’Este, nella collezione Borghese.

Nel 1827 Camillo Borghese acquistò a Parigi l’importante Danae del Correggio.

Da non perdere

Non potete farvi sfuggire  la serie di sculture realizzate per il cardinale dal giovane Gian Lorenzo Bernini (Enea, Il ratto di Proserpina, Apollo e Dafne, e il David), l’Amor Sacro e Amor Profano di Tiziano, i capolavori di Caravaggio e la mirabile Principessa Paolina Borghese, sorella prediletta di Napoleone, ritratta dal Canova come Venere Vincitrice.

 

Curiosità sulla Galleria

La Galleria Borghese può essere considerata unica al mondo per il numero e l’importanza delle sculture del Bernini e delle tele del Caravaggio.

Nel 2013 è stato il nono sito statale italiano più visitato.

INFO

Orario: tutti i giorni 9.00 – 19.00 (ingresso ogni due ore per un massimo di 360 persone) – chiusura settimanale: lunedì biglietteria: costo dei biglietti: € 11,00 (prenotazione obbligatoria + € 2,00) – riduzioni: 6,50

prenotazione: Obbligatoria – tel: 06 32810

 

Dove:
Piazzale del Museo Borghese, 5 Roma
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allagamenti

Spaventoso nubifragio a Roma, 2 morti e alberi caduti

Danni e allagamenti nella capitale
 
Roma – Allagamenti, alberi caduti e molte chiamate ai vigili del fuoco: anche la Capitale fa i conti con i danni dopo il violento nubifragio che si è abbattuto sulla città. In diverse zone sono stati segnalati allagamenti e disagi per gli alberi caduti, come sul lungotevere all’altezza di ponte Mazzini. Chiusa la via Ostiense, verso Piramide. Allagamenti anche tra Portonaccio e la tangenziale est e a piazza di Porta Capena.
Due morti –  Strade allagate, tetti scoperchiati e alberi crollati. Un violento temporale ha messo in ginocchio per ore la città ed è scattata l’allerta meteo per altre 24 ore: due morti tra Cesano e Ladispoli . A Ladispoli una tromba d’aria ha causato il crollo dei muri degli ultimi due piani di un palazzo di via Ancona. Un uomo, Singh Surinder, indiano di 47 anni, è rimasto schiacciato da un frammento di cornicione che si è staccato da una chiesa. Ferito anche un passante trascinato dal vento e sbattuto contro una vetrata. Un’altra vittima a Cesano: un uomo Fernando F., 64 anni, sottufficiale dell’esercito in pensione,è stato schiacciato da un albero
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Cisternoni di Albano

I Cisternoni di Albano – Albano Sotterranea

I Cisternoni di Albano 
 
 I Cisternoni di Albano – Il territorio dei colli albani e di Albano in particolare risulta abitato fin dal paleolitico medio, con indizi che fanno pensare anche ad insediamenti precedenti (200.000 – 300.000 anni). Durante l’età del ferro nell’area sorse la mitica città di Albalonga, probabilmente un grosso agglomerato di villaggi sul ciglio del lago di Albano, distrutta successivamente dai romani, al tempo del re Tullo Ostilio.Dopo la conquista il territorio rimase a lungo semideserto poi, in età medio-repubblicana, cominciarono a fiorire lungo l’asse dell’Appia Antica e sulle rive del lago numerose ville di grandi personaggi della Roma antica (tendenza tutt’oggi rimasta immutata!). L’assetto definitivo di Albano si ebbe nel II° secolo d.C. con la costruzione dell’accampamento della II^ Legione Partica, dislocata dall’imperatore Settimio Severo, e che qui rimase fino al tempo di Gallieno (259-269). Tra le varie cisterne d’acqua che furono costruite dagli antichi romani per il rifornimento idrico sia di ville private che di ville imperiali o per assicurare i servizi idrici dell’accampamento della Legione Partica, “I Cisternoni ” è conosciuta in tutto il mondo non solo per la sua grandiosità ma anche per il fatto che è l’unica nell’orbe romano che ancora funzioni perfettamente, con l’alimentazione di un acquedotto pure esso antico ed ancora funzionante.

I Cisternoni rappresentano il più grande serbatoio d’acqua a disposizione dell’accampamento della Legione. La sua posizione nella parte più alta dell’accampamento permetteva una facile distribuzione delle acque per caduta naturale. L’alimentazione della cisterna era assicurata da due acquedotti: il più antico, quello delle ‘cento bocche’, si immetteva al centro della cisterna e l’altro, successivo, sboccava in fondo alla prima navata. I ‘Cisternoni’ hanno una pianta pressochè rettangolare con una superfice di mq. 1436,50 e possono contenere ben 10.132 metri cubi di acqua. I lati lunghi misurano m 47,90 e m 45,50, mentre quelli corti m 29,62 e m 31,90.

La cisterna fu scavata da principio parzialmente in un banco di peperino per la profondità di 3 o 4 metri e, successivamente, vennero innalzate in muratura i 36 pilastri che dividono la costruzione in 5 grosse navate, in senso longitudinale, e sorreggono, con archi di congiunzione in mattoni bipedali, la volta a botte. Le pareti della cisterna sono fatte con una tecnica che denota quella fretta e quella certa trascuratezza comune a tutte le costruzioni del periodo della Legione Partica; infatti in una stessa parete si possono notare tecniche diverse usate indifferentemente come un rozzo reticolato con ricorsi in laterizio, tufelli in peperino o una cortina di mattoncini rossastri.

E’ evidente, come indicò il Lugli, che oltre a quanto detto circa la tecnica, la grande conserva d’acqua è intimamente collegata alla costruzione dell’accampamento e quindi si può ben datare agli inizi del III° sec. d.C.

I due delfini in peperino ivi rinvenuti nel 1884 e la sfinge con sifone interno rinvenuta verso il 1830 facevano parte probabilmente della decorazione della facciata del monumentale cisternone. L’accesso alla cisterna è rimasto come in antico: vi si accede dal primo dei 5 grossi finestroni, oggi rimpiccioliti forse per ragioni di sicurezza, con una scala di 31 gradini sostenuta da due arcate addossate alla parete sinistra; di qui in rare occasioni si può scendere sul fondo della cisterna ove si rimane sbigottiti e stupiti dalla proporzioni gigantesche della costruzione e dallo scrosciare cupo delle acque che rimbomba e si moltiplica attraverso la selva dei pilastri e delle volte.

Da ‘Albano Laziale’ di P. Chiarucci – Museo Civico di Albano, 1988

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festival delle lanterne

IL Cielo a Colori – 1° Festival delle Lanterne Colorate

IL CIELO A COLORI –  1° Primo festival delle Lanterne a Colorate
 
Roma – Ne siamo circondati, invasi, sommersi. Non c’è cosa tangibile o no che non ne sia portatrice. Nella migliore delle ipotesi il minimo quantitativo a cui si riduce la possibilità di averne è uno. Il Colore. Eppure nessuno  di noi (forse qualcuno, chi lo sa) si è mai interrogato sulla natura del colore, o dei colori, sulla onnipresenza che questa categoria astratta (ma non troppo) che pervade la nostra esistenza e la realtà, non sia  addirittura la realtà stessa.
Non ci pensiamo perché forse un mondo senza colori sarebbe per noi inimmaginabile. Un mondo in bianco e nero che però troppo spesso, considerata la possibilità  metaforica che l’espressione ci concede, smette di essere “a colori” e implode in un deserto a tinta unita, grigio o peggio, nero.
Dalla necessità di vivere “in un mondo a colori” nasce l’iniziativa “Il Cielo a Colori  – 1° Festival delle Lanterne Colorate”. Iniziativa ideata e organizzata da Glorie e Misteri di Roma, realtà capitolina che organizza visite guidate   e promuove attività culturali. “Dare colore”, questo è l’auspicio degli organizzatori che vogliono reagire all’annosa stasi politica, economica e lavorativa che  da tempo tiene i romani bloccati nel grigiore dell’incertezza. La lanterna è l’oggetto simbolo scelto per lo svolgimento della serata. L’evento vedrà i partecipanti dare luogo ad una imponente ascesa   di lanterne colorate, accese all’unisono dai partecipanti e lasciate volare nei cieli della capitale creando così un effetto coloratissimo e suggestivo. Un gesto piccolo ma che può dare vigore a chi lo compie e soprattutto può far uscire, seppur nei limiti di un gesto semplice, dalla marchiana passività distruttrice. L’evento ìnoltre, avrà scopo solidale nei confronti di persone disagiate, infatti parte degli incassi saranno devoluti all’ Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Le lanterne verranno distribuite ai partecipanti durante lo svolgimento dell’evento. Orario,  luogo dell’evento e modalità di partecipazione  saranno comunicati nei prossimi giorni sul sito di Glorie e Misteri di Roma e sulla rispettiva pagina Facebook . Si pensa comunque che si terrà  al Circo Massimo e che  sarà anticipato da una visita guidata che verterà appunto sulla storia del Circo Massimo.
Nel frattempo non ci resta che aspettare e sperare che il cielo si sempre più blu. O forse a colori.
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